There’s no rest for the moms : storia di rientri.

Il rientro…beh che dire, me lo aspettavo più traumatico tuttavia.

La notte prima del rientro non ho chiuso occhio, non per colpa di Dennis, ma credo per l’ansia da prestazione. L’ansia di dover di nuovo vivere la mia vita in funzione dell’orologio.

Non che prima non lo guardassi, ma ora l’orario torna ad essere tassativo e non si scappa.

C’è l’ora esatta per svegliarsi, quella per uscire di casa, quella per la durata della colazione. Ho adorato far colazione senza fiato sul collo, leggendo il giornale, guardando un cartone con mio figlio…ora torno a ingurgitare te e biscotti in 5 minuti.

E torno a correre. Corri a fare i letti, corri a cambiare il bambino, corri a vestirti, corri a preparare le pappine, corri fuori di casa, corri dai nonni, corri a lavoro…

Ma poi, a mezzogiorno a casa e il pomeriggio al parco, corro da lui che mi sorride e mi abbraccia a modo suo strappandomi i capelli e ciucciandomi la faccia e allora passa immediatamente tutto.

Lavorativamente parlando non è cambiato proprio nulla. Credevo di venir declassata o ‘mobbingzata’ e invece mi hanno rimesso esattamente dove ero, e anzi già che ci siamo vedi di fare quello che facevi in 8 e più ore nelle 6 dell’allattamento. Credevo di aver dimenticato come si lavorasse e invece ho le mani che vanno ancora da sole e ricordo ancora perfettamente tutto o quasi dopo un anno di fermo. Raccapricciante… ma da una parte menomale, visto che col mio rientro tutti se ne stanno andando in ferie e io sono abbandonata a me stessa come ai vecchi tempi a fare il lavoro di 2. In 6 ore. Per ora ancora non soffro più di odio sociale verso tutto e tutti (per ora…), ma mi riservo di aspettare ancora un po’ 6 ore invece di 8 sono un altro vivere e ancora non ci siamo trasferiti lontano (si, ho la fortuna di lavorare vicino casa…ancora per poco).

Per farla breve comunque devo fare la triste ammissione : tornare al lavoro è fisicamente meno stancante di fare la mamma a tempo pieno. Odio doverlo dire ma è così. Stare seduta per 6 ore di fila è fisicamente parecchio rilassante rispetto a tenere in braccio un bambinone di 8 kg e mezzo. Ciò non significa che continuo a preferire essere più stanca e fare la mamma a tempo pieno, ma non facendo Onassis di cognome e con l’arrivo imminente del nuovo bolide familiare, questo è quanto!

Si, perché a quanto pare il binomio figlio-macchina familiare è quasi inevitabile…oramai se si parte per un viaggio le cose da portare sono parecchie ed ingombranti e già la mattina per la piccola trasferta casa-nonni avere una macchina spaziosa fa la differenza.

Quindi : un ‘bentornata’ a me nel mondo dei comuni mortali con la piccolissima differenza che ora sono ‘’razzi amari’’ perché il nuovo mantra è ‘’there’s no rest for the mums’’.

FL

PS. Ve l’ho già detto che mio figlio da quando lavoro non dorme più? Ah ecco,ve lo dico ora!it-s-all-over-now-peasants-get-back-to-work

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Un pensiero su “There’s no rest for the moms : storia di rientri.

  1. Sono corsa a leggere il post perché necessitavo di confrontarmi con un’altra mamma in rientro a lavoro.
    Ho scritto UN post oggi e nei prossimi ti racconterò come IO sto vivendo il rientro a lavoro (con la differenza che io lavoro in famiglia e tutti sono contenti di vedermi arrivare con Cicciobombo – lo chiamavo Fagiolino prima di conoscerlo davvero e scoprire che non è altro che un piccolo ciccione!) mentre io sono letteralmente a pezzi.
    E a Cicciobombo non piace affatto, venire a lavoro con me! Chissà, forse l’ambiente nuovo lo infastidisce e deve farci l’abitudine… o forse ricorda che quando era nel pancione IO ero infastidita dal lavoro 😉
    Comunque, buon rientro a lavoro!
    A presto

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